Ricerca Zona Luce con 3 contro 2

Avendo a che fare con le fasce d’età soprattutto più piccole, uno dei temi sempre arduo da “far passare” è sicuramente quello della ricerca della zona luce.

Può sembrare presuntuoso specificare che per ricevere palla da un mio compagno,  è necessario che non ci siano ostacoli nella traiettoria.   Il giocatore ricevente, per avere il pallone,  deve quindi posizionarsi nella zona luce.

Che cosa intendiamo per zona luce?  Semplicemente, quella zona libera da avversari, in cui il giocatore riceve la palla direttamente dall’avversario. Tante volte avremo detto ai nostri giocatori di non stare nascosti dietro l’avversario! In quel caso,  come vediamo nella immagine, entra invece in gioco il concetto contrario di zona ombra, ossia quella in cui è impossibile ricevere il passaggio per un errato posizionamento dietro un avversario.

 

Nei precedenti anni, ho utilizzato molto una esercitazione semplicissima ma che garantiva una grandissima intensità con la possibilità di inserire anche un doppio obiettivo una volta assimilato questo. 

Si tratta di predisporre un rombo; le dimensioni devono essere piuttosto strette per garantire una grande intensità.

Facciamo posizionare 3 ragazzi su i vertici del rombo, lasciandone uno libero. All’interno del rombo, mettiamo 2 ragazzi con casacche di colore opposto.

L’esercitazione obbliga continuamente i due compagni senza palla ad un movimento costante cercando il vertice libero (lavorando alle spalle del giocatore in mezzo) per trovare, appunto, la zona luce.

Cerchio BLU: giocatori sui vertici (uno ha il pallone) Cerchio ARANCIO: giocatori all’interno che decidono quale dei quattro vertici andare a coprire Freccia NERA: Movimento del giocatore a cercare il vertice libero Freccia VERDE: passaggio

 

Chi è dentro al rombo,  avrà solamente il compito di decidere quale vertice coprire senza ovviamente intervenire.

Questa esercitazione garantisce un lavoro intenso e soprattutto una continua attenzione allo smarcamento e a non cadere più nell’errore di aspettare il pallone nascosti dietro l’avversario.

L’ho applicata con i giovanissimi,  ma ritengo possa tranquillamente essere utilizzata con gli esordienti.

Le mie doti artistiche non sono eccellenti, come potete vedere dal disegno. In caso ci sia qualcosa di poco chiaro, utilizzate i commenti e avrete subito risposta!

p.s Successivamente, ho utilizzato questa esercitazione anche per un lavoro di taglio dell’esterno opposto. Gli obiettivi da inserire sono tanti, ma ho preferito concentrarmi su quello di oggi perchè con un semplicissimo esercizio si riesce ad affrontare un limite piuttosto diffuso e arduo da colmare. 

TESI UEFA PRO – Maurizio Sarri “La preparazione settimanale della partita”

Tante volte a noi allenatori sarà capitato di fantasticare sul mondo delle squadre di Serie A, o comunque del professionismo, cercando di immaginare anche i più minimi dettagli sulla vita di spogliatoio a quei livelli. 

Girovagando su internet in cerca di spunti nuovi, mi sono imbattuto in una tesina dal titolo molto interessante: “la preparazione settimanale della partita”.

La tematica è sicuramente una tra quelle che hanno occupato le più importanti riflessioni nella mia testa… e penso in quella di molti.

Sono inimmaginabili tutte le volte che mi son trovato a chiedermi “io divido tutto il lavoro in 2 o 3 allenamenti, chissà come sarà dividerlo in una settimana”.

Casualmente quando ho trovato questo link, stavo giusto iniziando ad organizzare il lavoro con la mia prossima squadra di pulcini, con cui farò solamente due allenamenti. Questo ha ulteriormente aumentato la mia curiosità!

Subito non mi accorsi dell’autore della tesina, scorrendo velocemente le pagine del pdf per la prima panoramica generale.  Ma con maggiore attenzione, mi accorsi che l’autore era un certo Maurizio Sarri, oggi allenatore della Juventus. 

La tesina risale alla stagione 2006-2007, quella in cui  Sarri subentrò all’esonerato Antonio Conte sulla panchina dell’Arezzo.  Questo aumenta il romanticismo del testo, perchè rappresentava il periodo della gavetta di uno degli allenatori più famosi dei nostri giorni. Sicuramente dall’Arezzo al Chelsea o alla Juventus e a distanza di 12 anni,  qualcosa sarà cambiato. Ma è comunque una lettura molto interessante e rende bene l’idea del mondo del lavoro di un allenatore professionista.

Ecco il link; buona lettura!

 

Attivazione per bambini – Battaglia navale

Oggi proponiamo un gioco veramente semplicissimo, ma che si rivela sempre molto divertente. Generalmente l’ho utilizzato con bambini della fascia della scuola primaria.

Le due squadre andranno a collocarsi in una metà campo divise da una riga centrale che non potranno inizialmente superare (questa regola varia a seconda dell’obiettivo che ci diamo).

Dentro ogni metà campo, in un’area piuttosto distante dalla riga che divide il campo, andremo a collocare un buon numero di birilli distanti tra loro e scaglionati in due file in modo che i birilli della prima fila non coprano quelli dell’altra. 

Più palloni si utilizzano, più il gioco sarà veloce. Ovviamente sta all’allenatore valutare le potenzialità dei bambini e le loro capacità per stabilire questo.

Il gioco prevede due obiettivi:

-per chi difende, quello di coprire i propri birilli ed evitare che vengano abbattuti.

– per chi attacca, quello di essere rapidi a muovere la palla (lavoro sull’egocentrismo del bambino) per trovare l’opportunità più veloce per abbattere i birilli avversari.

Dopo pochi minuti, la competizione sarà alle stelle e l’intensità raggiunta sarà alta, permettendo un buonissimo lavoro su possesso palla, precisione e sviluppo dell’attenzione. 

Le varianti, possono anche in questo caso, infinite.

Generalmente ne ho utilizzate tre:

-palla bassa; modalità normale, ai giocatori è concesso il passaggio a palla bassa e il calcio subito dopo il controllo

-palla in mano; i giocatori si passano inizialmente la palla con le mani per andare a calciare al volo 

-palla alta; i giocatori hanno l’obbligo di passare a chiudere l’azione senza far stoppare il pallone, che dovrà essere quindi sempre tenuto in alto o rimbalzante

Con poco materiale e pochi minuti di preparazione, questo gioco garantisce un’intensa attivazione e un ottima occasione di divertimento per i bambini.  

 

Ho accantonato il ruolo di mister

Ilmisterone.com nacque pochi anni fa con l’obiettivo di creare una rete di formazione per mister.

La maggior parte degli utenti cui ancora oggi sono indirizzati i nostri articoli, sicuramente è racchiusa, appunto,  nella categoria allenatori del settore giovanile.

Negli anni mi sono ritrovato molte volte ad affrontare e conoscere decine e decine di allenatori, con cui mantengo generalmente ottimi rapporti; è sempre interessante apprezzare e conoscere le storie di tutti loro, soprattutto fuori dal campo.

Sfido chiunque, parlando di un allenatore, a non aver mai detto frasi simili a “fuori dal campo è una persona splendida, in campo diventa una bestia!”

Eh si, spesso capita anche di rimanerci male nel vedere questa diversità di caratteri.

Personalmente una qualità che ho sempre amato negli allenatori è sempre stato lo stile impeccabile dentro e fuori dal campo, e il legame ferreo con importanti valori .

Per questo oggi sono qui con voi a fare due chiacchiere in compagnia di un allenatore che rispecchia tutto ciò che per me è fondamentale per essere validi allenatori del settore giovanile.

Lui si chiama Luca Volpi, da tutta la vita colonna della Montebello Parma e da 10 anni noto nell’ambiente del settore giovanile alla guida di varie annate.

Qualche settimana fa, è emersa molto a sorpresa la sua decisione di lasciare la conduzione dei suoi 2003 e di qualsiasi altra squadra, per buttarsi in una nuova veste dirigenziale. 

Essendo amici da tantissimi anni, mi tolgo lo sfizio di fargli alcune domande su questa decisione che mi ha spiazzato. In particolare, cercherò di capire cosa spinge un mister ad “abbandonare” tutte le sensazioni che porta il  campo verde.

Ciao Luca.  Ti confesso che la tua decisione mi ha spiazzato molto. Ma facciamo un passo indietro…Spiegaci come cominciasti la tua esperienza da allenatore a soli 19 anni.

Era appena cominciato il primo anno da calciatore “lontano da casa” (ride). La Montebello mi aveva appena ceduto alla Meletolese; un mio ex compagno di squadra ebbe l’idea di iniziare ad allenare una squadra di piccoli bambini e mi chiese di accompagnarlo in questa esperienza.  Il doloroso distacco dalla BOMBONERA e il mio sangue bianconero mi fecero accettare subito questa bellissima opportunità.

mister

Quel momento fu proprio amore a prima vista, dato che fino ad oggi sei stato un punto di riferimento per tanti ragazzi.  Se dovessi racchiudere in un pensiero tutti questi lunghi anni, come lo faresti?

Mi sono sempre sentito, ogni volta,  come un bambino su una giostra. Ad ogni giro, aspettavo il successivo!

Cosa ti ha regalato maggiormente questo bellissimo percorso?

Dal primo allenamento all’ultimo, tutte le situazioni  mi hanno profondamente arricchito come persona e fatto scoprire parti del mio carattere che assolutamente non conoscevo. Inoltre ho avuto la grande possibilità di interagire con tante persone fantastiche, che a loro volta sono state importantissime nella mia esperienza.

Quali sono gli aneddoti che ricordi con maggior emozione?

Sicuramente la prima partita nel 2009 con i miei piccoli 2003 ai Campi Stuard e la loro felicità per il grande esordio. Le varie trasferte in cui abbiamo rafforzato il legame con i ragazzi. E per ultimo, il gruppo dei 2000 con cui abbiamo sfiorato l’impresa nel campionato allievi regionali: in maniera particolare, la partita contro il Progresso a Basilicanova che ci portò alla semifinale fu un risultato storico per la società.

mister

Quindi, a maggior ragione dopo questo bellissimo amarcord….ci spieghi la tua decisione?

Prima di tutto, a causa di impegni lavorativi, non avrei potuto svolgere questa passione al 100%. Ho quindi ritenuto, per rispetto dei ragazzi, giusto fermarmi in attesa di ritrovare le condizioni migliori.

Ma soprattutto mi ha allettato tantissimo la possibilità di iniziare una nuova pagina nel mondo calcistico. Giorno dopo giorno,  ho preso in considerazione con convinzione sempre maggiore l’idea del d.g. Furlotti di far parte della dirigenza della sezione calcio. 

Quale sarà il tuo ruolo e che ti obiettivi ti poni per la tua società?

Mi andrò ad occupare di tutti gli aspetti organizzativi e sarò di supporto alle annate della scuola calcio per permettere agli allenatori di concentrarsi solo sul miglioramento dei ragazzi senza ostacoli.

Ok, mi collego per la prossima domanda.  Di cosa pensi abbia bisogno il calcio giovanile di oggi?

Sinceramente penso che ci sia bisogno urgente di dirigenti ed allenatori che non “scimiottino” i professionisti, ma si concentrino con umiltà e sacrificio sul valorizzare i ragazzi in un clima di divertimento e positività.

mister

Grazie Luca della chiacchierata e in bocca al lupo per la tua nuova avventura.

Grazie a voi e complimenti per il vostro blog.

 

Cronaca di una stagione difficile

Far parte del team del misterone.com mi ha permesso di ritrovare una parte di me stesso che negli anni avevo perso per strada.

Ho sempre amato riflettere in silenzio su tutto quello in cui la vita di ogni giorno mi catapulta e,  ancor di più, ho sempre amato condividere questi pensieri con le persone più care. 

Questo blog mi ha permesso di avere un nuovo amico, una nuova persona cara con cui confidarmi nel momento del bisogno.

Così, stasera davanti a pc e ad una tazza di caffè, mi ritrovo a riflettere su questa stagione che sta finendo.

Una stagione travagliatissima, in assoluto la più difficile della mia vita; non sono qui per condividere le mille cause di questo “parto” , avendole già ampiamente analizzate ogni settimana da agosto ad oggi, quanto per raccontarvi ciò che questa annata ha portato in me.

A luglio o ad Agosto, prima di cominciare le attività, sulla carta partiamo probabilmente tutti con ambizioni e motivazioni da sceicchi.

La stagione parte quindi con molta carica, inizia il mio primo anno con i Giovanissimi B 2005 in compagnia dell’amico Cristian (che sfortunatamente è dovuto stare fuori dal campo per tanti mesi causa uno sfortunato incidente).

Ti accorgi però in poche settimane che le premesse non sono rispettate; la squadra non gira in nessun modo e le dure sconfitte continuano a fioccare, con tutti i conseguenti danni al morale di un gruppo  molto fragile.

Ma soprattutto, capisci che il vero “dramma” è senza dubbio percepire di non esser stato minimamente in grado di accendere l’anima di questi ragazzi.

Dopo un chiarimento di novembre necessario con la società, continui a portare avanti la stagione rendendoti perfettamente conto della difficoltà della sfida.  E infatti, a parte qualche rarissimo lampo, la situazione non migliora…anzi!

Sei cosciente di essere ingabbiato in un vortice di negatività totale: gli allenamenti diventano faticosissimi, un qualcosa che vorresti evitare come il dentista e quell’ora e mezza sul campo (per tre volte a settimana) ti porta più stress e rabbia di  8 ore di lavoro quotidiano. 

Sensazioni  mai provate prima, che probabilmente non sono nemmeno stato troppo capace di camuffare davanti a dei ragazzi di 13/14 anni.  E sia chiaro, questo è stato per molti mesi un grosso macigno sulla mia coscienza. 

Dopo tante delusioni e tante aspettative spesso riviste, il campionato termina malamente con un penultimo posto in classifica. È quindi tempo di nuovi obiettivi per il riscatto: i tornei primaverili.

Un giorno di Aprile, dopo una delle tradizionali e continue riflessioni di cui parlavo prima, osservando vecchi e bellissimi ricordi ebbi un’illuminazione.  Semplicemente, mi accorsi di aver sbagliato tutto!  Avevo impostato l’annata senza ascoltare ciò di cui questo gruppo di ragazzi aveva bisogno: divertimento, serenità. Li avevo bombardati per mesi di tantissime cose diverse, senza accorgermi che non si stavano minimamente divertendo nelle loro ore di svago settimanale (e di conseguenza era impossibile pretendere qualcosa ).  E, manco a farlo apposta, era proprio quello che stava succedendo a me.

Corsi subito il giorno dopo a SCUSARMI con loro per tutte queste mie mancanze, gli rinnovai la mia fiducia e cercai da quel giorno di liberargli la mente il più possibile e alimentargli quell’entusiasmo fanciullesco nel rincorrere il pallone, in modo da finire col sorriso quest’anno calcistico.

La stagione deve ancora terminare, ma da quel giorno qualcosa è cambiato davvero.

Il torneo Scirea, un importante torneo organizzato dalla Juventus Club Parma che sulla carta ci dava già sconfitti con 6 gol subiti a partita, si sta rivelando spettacolare (per la nostra dimensione) e pieno di sorprese.

Vari ragazzi sono stati adocchiati e qualcuno ha ricevuto importanti chiamate,  ma soprattutto con immenso piacere ho notato che tutto il lavoro affrontato con rabbia, stress e nervosismo nei grigi mesi precedenti non è stato affatto tempo perso e che la maggior parte di loro ha raggiunto un ottimo livello di prestazioni.  

Vedere una squadra giocare alla pari (talvolta meglio) contro avversarie arrivate nei primi 2 posti dei rispettivi gironi, e quindi giocatori CRESCIUTI,  è stata già una enorme soddisfazione.  Gioire per una splendida vittoria mercoledì scorso è stata un’emozione unica, che ci ha ridato tanto entusiasmo e tanta forza.

-Perchè ho scritto questo articolo?-

Come vi ho già detto, amo condividere le mie riflessioni. A volte lo scarso tempo libero ostacola questo processo.

Ma la cosa più importante che ho acquisito da questo anno devastante per tutti (si, lo devo dire) è che non è mai troppo tardi per ammettere gli errori e provare a cambiare le cose. 

Anche di fronte ad 8 mesi di bastonate violentissime e di motivazioni sotto terra, è sempre cosa giusta continuare a lottare…improvvisamente può arrivare qualche raggio di sole a riscaldare la situazione.

Pur non meritandomi di prendere tutte le colpe,  l’annata 2018-2019, come già detto,  è stata molto preziosa come esperienza, ma allo stesso tempo  molto pesante per la mia autostima. 

Il mio carattere e i miei valori mi hanno portato dopo questo “parto” a fare un passo indietro e a ripartire da capo,  con bambini di un’età che penso scoraggerebbe la maggior parte degli allenatori lettori di questo blog: classe 2012!

La mia missione, oltre ad aver bisogno di ritmi più tranquilli, è quella di trasmettere tutto ciò che ho imparato in questi anni con le classi 2005, 2004, 2003  a bambini di 7/8 anni, per far si che arrivino pronti alle annate successive e abbiano una esperienza di scuola calcio soddisfacente e completa.  Negli anni sulla mia pelle ho vissuto infinite lacune e mancanze che hanno ostacolato il mio lavoro e quello dei miei colleghi delle “classi grandi”.

Siamo giunti alla fine dell’articolo. Una cosa è certa, vi ho raccontato tutte le nostre disavventure, ma nell’album dei ricordi la foto di questi ragazzi sarà per sempre presente.  

Grazie ragazzi!

La morale è sempre quella………….NON MOLLARE MAI!

 

 

 

 

Il fascino della trasferta – CHIEVO-PARMA

Ultimamente mi sto ritrovando a combattere con una fortissima voglia di evasione; irrefrenabili ricerche di eventi per scappare da qualche parte.

Quale migliore occasione di una trasferta nella vicina Verona al seguito della mia squadra del cuore, il Parma, per concludere al meglio le lunghe (per me) vacanze pasquali?

La parola trasferta mi riporta indietro all’infanzia, quando sfogliavo l’album delle Panini e fantasticavo sugli stadi delle altre squadre, sognando di girarli tutti.

Purtroppo non ho mai avuto occasione da piccolo di seguire il mio Parma anche fuori dal Tardini, ma recentemente sembra essere tornata voglia di viaggiare in tutti gli stadi.

Così dopo una decisione di pochi secondi, con 3 amici abbiamo acquistato il biglietto (25 euro…cifra discutibile!) e ieri mattina alle 9 in punto siamo pariti da Parma verso Verona.

Dopo un viaggio super tranquillo, ci dirigiamo verso la splendida Valpolicella alla ricerca di una cantina dove passare le ore precedenti la partita, e dopo pochi kilometri arriviamo alle porte di “Villa Spinosa”, un posto veramente incantevole. Veniamo accolti dal gentilissimo padrone di casa, che inizialmente ci accoglie all’interno della bellissima cantina e poi ci fa degustare alcuni vini tipici, che decidiamo di acqusitare. Prima di ripartire, ci mostra la parte esterna e l’enorme tenuta con il suo panorama mozzafiato.

Ci rimettiamo in macchina, tornando verso la città. A distanza di pochi kilometri ci fermiamo in una carinissima trattoria per pranzo.

Finalmente è ora di andare allo stadio. Pur non essendo un match di gala, ero comunque incuriosito di verificare o smentire le voci maligne sul Bentegodi, da molti ritenuto un pessimo stadio.

L’ingresso del settore ospiti si trova in fondo ad un viale alberato, piacevole alla vista.
Il traffico di persone è assolutamente scorrevole (ripeto, non è un big match) e l’ingresso dentro lo stadio piuttosto semplice senza file kilometriche. E’ ben evidente sulle pareti, il romanticissimo logo di ITALIA 90.

trasferta

Percorriamo le rampe di scale che ci portano all’ultimo anello, ed entriamo; iniziamo a discutere con i 3 compagni di viaggio sulla bellezza di questo stadio, e siamo tutti d’accordo nel dire che ci aspettavamo sicuramente di peggio.

trasferta

I BOYS cominciano a scaldarsi…molto più emozionante il loro sostegno continuo rispetto alla partita in campo che sinceramente non voglio nemmeno provare a giudicare. I fischi di mezza curva a fine partita sembravano approvare il mio disappunto.

trasferta

La partita finisce con un 1-1 che comunque resta importante per la corsa salvezza. Torniamo a recuperare la macchina a distanza di pochi metri, e ripartiamo soddisfatti della piacevole giornata verso casa.

Cosa mi ha dato questa trasferta? Questa giornata mi ha fatto rivivere qualche brivido che provavo da bambino. La televisione sicuramente ha fatto perdere quasi tutta l’esclusività al calcio di oggi, e l’emozione dell’evento dal vivo in molte persone si è un pochino affievolita.

La macchinata con gli amici, i bicchieri di vino e il pranzo in Valpolicella, uno stadio mai visto, le tante facce note concittadine unite in quell’ultimo anello, hanno reso questa trasferta molto affascinante e piena di delicata serenità.

Chievo-Parma, non certo un quarto di Champions League, ha risvegliato in me quel sapore di genuinità che il calcio spesso, purtroppo, nasconde dentro un televisore.

Insomma la trasferta…è sempre la trasferta!!! Alla prossima, bella giornata tutti insieme!

Maa…Che cos’è il calcio???

Oggi è una giornata molto particolare per il calcio italiano. Non è certo difficile imbattersi in vignette, articoli, pensieri sulla partita di Champions di ieri che ha visto la nostra Juventus, per molti la favorita, uscire malamente sconfitta dal campo e vedere abbandonato e rinviato il sogno per il quale avevano tanto investito in estate.

Sicuramente i veri appassionati di calcio avranno faticato a spegnere il televisore per andare a dormire, caricati di incredibile adrenalina dalla performance della nuova star europea che ha “tinto” il calcio di colori dolci e romantici: l’Ajax.

Il nostro Blog non si prefissa l’obiettivo di volersi sostituire ad esperti tecnici o analisti, inutile precisarlo; la riflessione di oggi vuole assumere un tono “da bar sport”, per parlare in amicizia con tutti i nostri seguaci come se fossimo davanti ad una birretta seduti ad un tavolino.

Quando ieri mattina ho telefonato al caro amico Paolo, la prima cosa che mi ha detto è stata “LA JUVE NON L’HA MAI VISTA”. Come già detto, la nostra analisi al telefono non verrà trasmessa a SKY CALCIO SHOW, ma questa semplicissima frase mi ha fornito lo spunto per una riflessione da condividere appunto con tutti voi.

Vedere questa partita ha sicuramente dato a tutti una sensazione di rivoluzione, di un qualcosa di nuovo e di incredibilmente bello; una squadra giovanissima, che si diverte, corre, fa girare il pallone ad incredibile velocità e arriva davanti alla porta infinite volte a partite…spesso rischiando di sbagliare troppo e complicare il risultato. Una squadra che ti causa un brivido continuo e, come all’andata, magari va pure in svantaggio e quando sembra spacciata decide di schiacciare sull’acceleratore e ribaltare tutto. Sulla carta, un Davide contro Golia.

La diversa forza economica in campo martedì

Ciò che va messo in evidenza, è sicuramente il fatto che per arrivare a certi risultati occorrono anni di lavoro e una pazza e violenta convinzione nelle proprie idee. Semplicemente, un lavoro costante, ordinato ed “esasperante” che parte dal settore giovanile.

Che l’Ajax sia notoriamente uno dei migliori settori giovanili al mondo è ormai risaputo, ma vedere tanti di questi giovani trionfare nei quarti di champions è pura poesia e un enorme inno al calcio.

Insomma, l’Ajax è sempre stato un modello. A volte ha portato trionfi, a volte non sono arrivati risultati. Ma il modo di impostare il lavoro non è mai cambiato.

E a questo punto…QUAL è il NOSTRO MODELLO? QUAL E’ IL CALCIO CHE CI PIACE?

Un lavoro che metta in primissimo piano i giovani, come ben sappiamo noi addetti ai lavori, è molto delicato. E’ un lavoro fatto di pazienza, di equilibri molto precari e di grande stabilità e fermezza.

Per rispondere alla domanda di poco fa, ne pongo un’altra a tutti quelli interessati a leggere questo articolo: CHE TIPO DI TIFOSO SONO?

Posso amare l’idea di avere la pazienza di aspettare magari interi anni di costruzione per arrivare ad una qualche rivoluzione? Riesco serenamente ad affrontare qualche sconfitta e qualche difficoltà, senza l’esasperazione forzata della vittoria, credendo in questo progetto?

O è più semplice ed emozionante godere ai gol del campione da 100 milioni o alle vittorie portate dalle “follie” dei nuovi sceicchi?

La questione è sempre questa; la domanda può risultare banale, ma è tutt’altro che scontata. Potrebbe essere semplice rispondere adesso dopo il capolavoro di martedì a Torino.

Ma era stato altrettanto molto semplice anche riempire lo stadio e gli store durante i primi giorni in Italia di Cristiano Ronaldo, o accompagnare i figli ad acquistare gli scarpini di Neymar ecc ecc.

La partita di martedì, vedendo tanta gente innamorarsi ancora del calcio di fronte a tanta bellezza, mi ha scatenato questi pensieri. La gente adesso urla il nome Ajax dappertutto, ma siamo realmente sicuri che gli sportivi di oggi potrebbero mai avere la mentalità e la pazienza di diffondere, amare e incoraggiare una mentalità di questo tipo?

Sinceramente, osservando ciò che settimanalmente accade nei campi dei settori giovanili o ascoltando i commenti negli stadi…ho più di un dubbio!!!!

Viaggio a Madrid: il “Wanda Metropolitano”

9 amici che in passato hanno condiviso insieme bellissimi ricordi (soprattutto calcistici), un addio al celibato, una incredibile città…

E’ l’inizio di un bellissimo weekend appena trascorso a Madrid, città oltretutto patria del calcio che conta.

L’ottimo bilancio di questi tre giorni è stato “”offuscato”” da un piccolo ma fastidioso rammarico: quello di non esser riusciti ad assistere dal vivo alla partita di Liga ATLETICO MADRID- CELTA VIGO e la punizione capolavoro del Dio Griezmann.

Il pensiero mi ha innervosito per tutta la serata di sabato, al punto che diventava fondamentale compensare in altra maniera….no, nessun riferimento all’alcool!!!!

Così, nella mattina precedente al ritorno in patria ci ricordiamo di avere qualche ora libere da dedicare a un po’ di “cultura”.

La prima idea era quella di accontentare il nostro compare che reclamava una visita al Bernabeu, essendo l’unico a non aver mai avuto questo privilegio prima.

Dopo un attento confronto tra il gruppetto rimasto, si opta per il nuovissimo Wanda Metropolitano, casa dell’Atletico Madrid, per accontentare tutti.

Partiamo in taxi dal nostro hotel nel centro della città e in circa 15 minuti siamo lì.

Il colpo d’occhio è notevole: un capolavoro, c’è poco da fare. Lo stadio fu inaugurato nel 1994 come impianto per l’atletica, e venne poi ristrutturato una volta acquisito dal Comune di Madrid. Dopo una costosa ristrutturazione, nel settembre 2016 diventa la casa dell’Atletico di Madrid e viene inaugurato alla presenza del Re Felipe VI.

Come vediamo dalle foto, i lavori non sono ancora terminati.

Il meraviglioso primo colpo d’occhio
I lavori nella zona dello stadio
La targa della partita inaugurale in presenza del Re

Una volta davanti allo stadio, acquistiamo i biglietti al prezzo di 18€ l’uno e iniziamo il tour.

Biglietti e cartoline omaggio dei calciatori

Iniziamo il viaggio dall’accesso al palco Vip, e ci imbattiamo in qualche attimo di emozionante batticuore di passione calcistica pura e violenta:

Lo spettacolo del Wanda Metropolitano

Proseguiamo il tour attraversando la zona interviste, e ci buttiamo nella zona di ingresso in campo. Finalmente riusciamo ad entrare: inevitabilmente andiamo a sederci sulla panchina del “Cholo”, godendoci quel rilassante silenzio e provando ad immaginare cosa significhi essere soli su quella panchina sotto 67000 persone…brividi!

Spezzato a fatica l’incantesimo del momento, il percorso del tour ci indirizza verso gli spogliatoi e la sala interviste…praticamente un cinema!

Lo spogliatoio dell’Atletico
La sala stampa

E’ora di uscire, godendoci anche il gentile omaggio di un succo di frutta all’ace, e di buttarci nel minuscolo, quasi insignificante, museo, oltre che nel tradizionale store per acquistare qualche gadget. Molto particolari le targhe sulla pavimentazione in onore dei giocatori della storia dell’Atletico.

Proviamo a prendere la metropolitana per raggiungere l’aeroporto, proprio nella stazione sotto lo stadio. L’organizzazione della metro forse è da rivedere: stadio aeroporto in taxi, scelta che abbiamo poi sposato, 5 minuti. Stadio aeroporto in metro, 1 ora!!!! NON BENISSIMO!

La stazione della Metro proprio sotto lo stadio

Così, da veri malati di calcio, ci godiamo l’esperienza appena vissuta in attesa del rientro in Italia…purtroppo incoscienti del “drammatico” viaggio di ritorno scandito da 3 ore di ritardo e varie turbolenze in volo!

Grazie Madrid, è stato un piacere.

Spero di essere riuscito nell’intento di trasmettermi un pochino di emozione e di “cuore colchoneros”.

CORAJE Y CORAZON

Sfruttare la superiorità – Dall’1 vs 1 al 3 vs 2

Nel pensare alla formulazione di questo articolo, sono caduto con la mente in un importantissimo flashback. Avevo appena finito di condurre il classico allenamento del mercoledì, sotto gli occhi di un allenatore di una società professionistica. Ci ritrovammo con lui nello spogliatoio per il feedback post allenamento, e in quei dieci minuti di chiacchierata mi disse una frase che cambio radicalmente il mio modo di allenare. Ero uno di quegli allenatori che amava i “piccoli passi”, esercizi inizialmente molto semplici e scarni per essere appresi alla perfezione, senza mischiare troppe cose in un tempo unico.

Quando sentii la frase “abbi il coraggio di alzare l’asticella”, capii che stavo sbagliando tutto e che stavo diventando probabilmente quasi un ostacolo per la crescita dei miei giocatori. In poche parole…non li mettevo alla prova, ma ponevo loro dei compitini.

L’esercizio che propongo oggi è molto semplice è, appunto, un mix di tematiche che se affrontato con la giusta determinazione garantisce una intensità molto importante.

Costruire un campo di gioco dalla forma esagonale predisponendo tre porte disposte per avere un lato libero tra una porta e l’altra.

superiorità
Le tre porte e il centro dove verrà posizionato il pallone

Prima fase: 1 vs 1 – Due giocatori partono dai lati senza porta e corrono alla conquista della palla disposta al centro dell’esagono. Una volta conquistata la palla, l’obiettivo sarà il gol con un tempo minimo di 5-6 secondi.

Seconda fase: 2 vs 1 – Se il ragazzo nella precedente fase ha segnato entro il tempo stabilito, un compagno di squadra posizionato fuori dall’esagono entrerà a dargli sostegno in un 2 contro 1.

Se il ragazzo nella precedente fase, ha segnato dopo il tempo stabilito oppure ha calciato la palla fuori, entrerà un avversario in più e diventerà il giocatore in inferiorità in 2 contro 1.

L’allenatore o i giocatori esterni in attesa, passeranno la palla sempre alla squadra in superiorità. L’obiettivo è il medesimo della fase precedente, il gol, calando il tempo a 3-4 secondi.

Terza fase: 3 vs 2 – Le condizioni di entrata dei giocatori sono le stesse della fase precente.

Se la coppia in superiorità ha raggiunto l’obiettivo nel tempo stabilito, entrerà un compagno in loro aiuto e un avversario per il 3 contro 2 sempre in superiorità.

Se la coppia in superiorità non ha raggiunto l’obiettivo o non ha rispettato i tempi, entreranno due avversari e arriverà a giocare un 2 contro 3 in inferiorità numerica.

L’esercizio si può prolungare anche per lungo tempo, perchè sicuramente i ragazzi si divertiranno. Per le fasce più piccole, si può raccogliere un punteggio e creare una sfida con un rinforzo finale per renderla più accattivante.

Progetto MIUR-FIGC #TIFIAMOEUROPA: un’occasione unica da sfruttare per crescere una nuova generazione di Sportivi

Condividiamo oggi un interessante articolo a cura dell’amico Federico Montjourides, membro del comitato organizzatore del Campionato Europeo UEFA Under-21.

Il calcio ha bisogno di Persone brave, non solo di brave persone” questa frase di Pelé ripresa dallo stesso sito ilmisterone.com racchiude perfettamente lo spirito di #TIFIAMOEUROPA @weareyourope il progetto nato in collaborazione tra MIUR e FIGC in relazione al Campionato Europeo UEFA Under-21 di calcio che si terrà dal 16 al 30 giugno negli stadi di Bologna, Reggio Emilia, Cesena, San Marino, Trieste e Udine. Si tratta di un progetto che intende provare a cambiare il modo di vivere lo stadio, partendo dal coinvolgimento dei più giovani per fare riflettere i più grandi sul fatto che una partita possa essere solo 90 minuti di sport, di passione per i colori di una maglia, senza che ciò debba voler dire odio, insulto, violenza verso coloro che portano e sostengono quella avversaria. 

TIFIAMOEUROPA


#TIFIAMOEUROPA è un progetto dedicato a tutte le scuole del territorio nazionale, di tutti gli ordini e i gradi, ma anche a scuole calcio o di qualsiasi altro sport, associazioni, aziende, oratori e prevede per tutte queste realtà, una volta effettuata l’iscrizione sul portale www.tifiamoeuropa.eu (iscrizioni ancora aperte), l’abbinamento con una delle undici nazionali estere che ospiteremo quest’estate nei nostri stadi, rinnovati e ammodernati per l’occasione. I bambini e i ragazzi di scuole e altre organizzazioni che avranno effettuato l’iscrizione potranno creare il proprio team, al quale invitare anche parenti e amici, conoscere e approfondire la cultura, la storia, la lingua, i colori delle maglie, l’inno della nazione alla quale saranno abbinati grazie a schede didattiche appositamente predisposte in collaborazione con l’Associazione Parole O_Stili e presenti sul sito in una sezione dedicata alla quale sarà possibile accedere una volta completata l’iscrizione.Ma #TIFIAMOEUROPA non é solo un percorso di conoscenza teorico della nazione gemellata. Tutti coloro che saranno inseriti o invitati nei “team” avranno infatti la possibilità di ottenere gratuitamente (per i minorenni di Scuole e scuole calcio SGS) e accedendo a prezzi dedicati ai Gruppi e agli Under 21, i biglietti per le partite che si disputeranno nello stadio più vicino a loro e diventare così protagonisti di serate che intendono essere una festa dello sport dove il tifo sia solo “per” e non “contro”.Ecco quindi che gli insegnanti, i genitori, i nonni, gli zii, gli amici  i “Mister” (spesso a loro volta anche insegnanti) avranno un ruolo fondamentale nella riuscita di questo progetto. Si tratta di cogliere l’opportunità di un percorso educativo di cui il panorama calcistico italiano ha urgentemente bisogno accompagnando i propri studenti, figli, nipoti, allievi, giocatori allo stadio nelle serate del prossimo giugno, di vivere insieme a loro l’evento e di assistere a partite che vedranno in campo i giovani talenti del calcio europeo. In tali occasioni proprio i più giovani, uniti da quella passione per lo sport ancora vera e genuina, potranno dimostrare che all’interno di uno stadio si possono diffondere e costruire valori positivi, quali il tifo corretto, il rispetto dell’avversario e l’inclusione che sono alla base del Progetto #TIFIAMOEUROPA. E chi meglio dei mister potrebbe guidare i ragazzi in questo percorso. Quei mister che, per buona parte, sono ancora oggi insegnanti di vita prima ancora che di calcio. Quei mister che dedicano diverso tempo alla settimana ai loro ragazzi, cercando di insegnargli i fondamentali di uno Sport, ma soprattutto i suoi Valori Fondamentali. Quei mister che si trovano spesso a dover gestire genitori che si lamentano perché i propri figli devono giocare sempre o perché quell’altro ha giocato più del loro oppure ad assistere a liti e persino risse tra genitori delle due squadre avversarie, tali da far vergognare gli stessi figli che vorrebbero semplicemente divertirsi in campo.
Per vincere la sfida di #TIFIAMOEUROPA c’é quindi bisogno di tutti: di bambini e bambine, di ragazzi e ragazze, di maestri e maestre, professori e professoresse, di genitori, nonni, zii, di Mister che vivono il calcio spinti dalla passione per lo Sport promuovendone i valori più sani ed educativi proprio come il nostro calcio ha bisogno, oggi più che mai, di “Persone brave”.
Tutte le info sul progetto, regolamento e relativi premi sono consultabili sul sito www.tifiamoeuropa.eu
Tenetevi aggiornati anche tramite Facebook e Instagram seguendo @weareyourope.

TIFIAMOEUROPA
Il calendario degli Europei Under-21