Il calcio e la sua magia: la tregua di Natale

Qualche anno fa in occasione del centenario della Grande guerra 
una famosa catena di supermercati inglese, in collaborazione con la Legione reale britannica, ha girato uno spot che commemora l’evento speciale che accadde il 25 dicembre 1914, primo Natale della Grande guerra e cioè la tregua di Natale.

Infatti sul fronte occidentale, soldati delle trincee nemiche tedesche e britanniche smisero di spararsi addosso e stabilirono una breve tregua, venendosi reciprocamente incontro nella cosiddetta “terra di nessuno” tra le due trincee. Ciascuno poté seppellire i propri morti rimasti in quella zona. Poi disputarono perfino una partita di calcio.

Nella grande guerra molti soldati erano giovani ragazzi troppo presto mandati al fronte. Probabilmente appena videro un pallone rotolare non capirono più niente ed elmetti e giacconi furono utilizzati per le porte, mentre le linee laterali erano formate dagli spettatori. I giornali riportano che non proprio tutte le regole furono rispettate e il livello in campo non fu certo lo stesso che si vedeva sui campi di Londra, dove il football era già ampiamente diffuso, ma risate e festeggiamenti non mancarono.
La “Terra di nessuno”, cioè lo spazio tra le linee delle due trincee, si trasformò in campo da calcio. La partita finì 3-2 per i tedeschi così almeno scrissero alcuni soldati nei loro diari.

Il Manchester Guardian del 31 dicembre 1914 (non sono riuscito a trovare la foto ma solo la citazione) titolava: «Tregua di Natale al fronte — I nemici giocano a calcio — I tedeschi ricevono un amichevole taglio di capelli». E il 6 gennaio lo stesso quotidiano apparve ancora: “Nuove notizie a ricordo del giorno in cui il calciò unì i giovani di due nazioni nemiche.”

Quando scendiamo in campo con i ragazzi con il nostro fogliettino a ricordarci esercizi e schemi non pensiamo solo ad ottenere risultati più o meno positivi ma ricordiamoci anche che siamo li anche per trasmettere quella passione condivisa da più di cento anni che ha permesso al calcio di dimostrarsi più forte anche della guerra. Almeno per un giorno.

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