Il Giocatore “più IMPORTANTE” – TOP11 (Nona settimana)

9 di 11 / Il giocatore “più importante”

Stiamo arrivando alla conclusione della nostra TOP11 e quindi ci stiamo tenendo per la fine le pedine fondamentali, o meglio le più importanti… Certo il termine “importante” può voler dire tante cose… secondo il dizionario la parola importante significa “Che rappresenta qualcosa di fondamentale, di determinante ”…..” di persona autorevole, influente…”

Anche adesso le idee possono essere diverse. Importante rimane un’opinione troppo vaga e soggettiva. Per la nostra TOP11, che della matematica fa una vera e propria guida e dalla statistica trae la forza della “verità assoluta”, potremmo definire giocatore “più importante”quel giocatore che più di tutti influenza con la sua presenza il risultato. Cioè quel giocatore che quando è in campo porta la sua squadra al successo…quando invece manca le prestazioni della sua squadra peggiorano sensibilmente.

Chi è dunque quel giocatore che influisce più di tutti sulle prestazioni delle squadre in cui ha giocato? Tenendo conto del calcio moderno, quindi diciamo dal 2000 in poi, dove le statistiche sono più aggiornate, il calciatore che possiamo inserire nella nostra TOP11 è il francese campione del mondo Claude Makelele.

Claude Makelele

Claude Makelele. Perchè proprio lui?
La statistica ci dice che delle 587 partite giocate tra Real Madrid, Chelsea, PSG e Nazionale (non abbiamo preso inconsiderazione le stagioni con Nantes e Celta Vigo perché ovviamente conta anche con chi giochi…) Makelele ha chiuso la carriera con il 67,3% di vittorie(e solo il 13% di sconfitte)…in pratica con Makelele in campo su 10 partite ne vinci 7 e ne perdi solo una…niente male!

Claude Makelele. Conosciamolo meglio
Nato a Kinshasa (Zaire) il 18 Febbraio 1973, il piccolo Claude vive i primi anni della sua vita nella capitale congolese, in uno stato in cui imperversa la dittatura di Moputu il quale, in nome di un altezzoso nazionalismo, impone alle famiglie di utilizzare cognomi in lingua locale. Il futuro mediano acquista quindi il cognome “Makelele”, che in swahili significa “rumoroso”. Da notare che questo cognome stride ampiamente con la personalità che il mediano dimostrerà nel corso della carriera.

Quando Makelele aveva solo 4 anni, la famiglia si trasferisce a Parigi, nel quartiere Savigny-le-Temple: qui l’ambientamento procede in modo forzato, in quanto in Francia sono presenti molti africani ma a farla da padrone è la diffidenza dei francesi. Recentemente, il centrocampista exChelsea e Real Madrid avrà modo di raccontare che “fu un’esperienza molto influente ai fini della sua crescita umana, ma alla fine essere nato in Africa faceva si che non potevi essere considerato uno di loro (riferito ai francesi),quindi fu difficile integrarsi in quanto ci si sentiva meglio tra connazionali”. Quindi, quando Makelele aveva 16 anni, la famiglia fu costretta ad emigrare verso Brest, la città più ad occidente di Francia. Qui il tenore di vita è più basso e il giovane Claude si iscrive ad una scuola calcio, dove viene notato dagli emissari del Nantes.

La carriera di Makelele inizia proprio con i gialloverdi del Nantes, in cui il giovanissimo giocatore dal cognome“rumoroso” rimane per 5 stagioni, risultando spesso e volentieri tra i migliori in campo ed essendo uno dei protagonisti della cavalcata nella stagione 1994/95, in cui i bretoni conquistarono un inatteso quanto meritato titolo di Campioni di Francia.

Nonostante Makelele si faccia notare per aggressività e temperamento, rimane comunque trai giocatori più sottovalutati del periodo, nel quale imperversava un certo Zinedine Zidane del Bordeaux. Una non esaltante stagione a Marsiglia sembrerebbe quasi far perdere le tracce di Makelele, costretto ad emigrare nel modesto Celta Vigo: qui però sarà Makelele ad essere il fulcro del centrocampo, portando una squadra imbarazzante come il Celta a piazzamenti interessanti.

L’ambizione di Makelele mirava a club di alto rango:ma bisognava“creare” la circostanza affinché potesse concretizzarsi l’approdo in un club di ben altro spessore rispetto al Celta Vigo. Ebbene,questo motivo ci viene raccontato da un grottesco aneddoto: il suo procuratore Marc Roger, da buon volpone, finse che la macchina di Makelele era stata attaccata da tifosi del Celta Vigo con lanci di pietre, che gli avevano sfondato i finestrini. Il tutto in accordo con il piccolo centrocampista franco-congolese. Il piano riuscì e nel Luglio 2000 Makelele diventa un giocatore dei galacticos, nello stesso giorno in cui avviene uno dei trasferimenti all’epoca più costosi, il passaggio di Luis Figo dal Barcellona al Real Madrid per 100 miliardi di lire.

Al Real Madrid Makelele era quel giocatore di quantità necessario in una squadra altamente sbilanciata come i galacticos. In particolare,Makelele dichiarerà in un’intervista che “gran parte dell’interpretazione del ruolo di mediano è stata perfezionata a Madrid, dove era l’unico giocatore di contenimento”.

In particolare, Makelele ribadirà la sua stima per Zidane,con il quale “bastava uno sguardo per capirsi”. Nonostante l’importanza acclamata di Makelele nello scacchiere tattico del Real Madrid, Florentino Perez diede sfoggio della sua enorme competenza calcistica con le seguenti dichiarazioni:“non ci mancherà Makelele, ha una tecnica mediocre, gli manca il talento e la velocità per recuperare la palla”. Invece, Zidane aveva pienamente compreso l’importanza del mediano francese per il Real Madrid, e la sua risposta mise alla berlina le strampalate teorie di Perez. Secondo Zizou, la cessione di Makelele era paragonabile “ad un’ulteriore mano di vernice dorata ad una Bentley senza motore”. Le dichiarazioni di Zidane non riuscirono a trattenere il mediano alla corte di Perez: Claude Makelele diventa un giocatore del Chelsea nell’estate del 2003.
E il Real Madrid non vinse nulla per tre anni e nessuna Champions fino all’arrivo di Ancelotti ben 11 anni dopo… Probabilmente Zidane aveva ragione…

Il primo anno al Chelsea non fu felice per Sinda, che non riuscì ad esprimersi al meglio sotto la guida di Ranieri. Negli anni successivi, la musica cambiò: al Chelsea approdò Josè Mourinho, che riconobbe l’importanza di Makelele a livello tattico infatti, oltre al solito compito di rubare palla, il piccolo centrocampista era spesso inserito tra le linee, con compiti di avvio azione nonché di copertura degli spazi lasciati liberi da Lampard oppure Ballack.

Makelele dichiarerà che “nella sua posizione non occorre pensare al fatto di poter segnare pochi gol, bisogna pensare a divertirsi, nonché essere consapevoli dell’importanza che si ricopre ai fini degli equilibri di squadra.” Makelele dividerà la sua esperienza al Chelsea in due periodi: nel primo (2004-2006), il mediano descrive la situazione come “un gruppo unito, di amici che si allenavano e vincevano assieme, bevendo, uscendo a cena e condividendo molte cose al di fuori del campo”.

Il secondo periodo individuato da Makelele è il biennio 2006-2008, nel quale “molti degli equilibri si ruppero, lo spirito di fratellanza andava disgregandosi e Mourinho rifiutò il consiglio di Abramovich di dare maggiore libertà alle colonne portanti del Chelsea, accaparrandosi tutti i meriti. Verso la fine della sua permanenza, Mourinho si sentiva minacciato appena un giocatore occupava la scena più di lui”.

L’esperienza di Makelele al Chelsea giunse al termine nell’estate del 2008, in cui il piccolo centrocampista fu acquistato dal Paris Saint Germain. In tre stagioni nella capitale francese, Makelele arricchirà il suo palmares con un campionato francese, prima di decidere di appendere le scarpette al chiodo con questa simpatica dichiarazione: “sono arrivato per giocare una sola stagione, ne ho giocate tre. Ho superato il limite”.

AttualmenteMakelele è direttore tecnico del Monaco, club che sta emergendo negli ultimi anni seguendo una politica incentrata sul lancio di molti giovani in prima squadra. Tuttavia, il piccolo centrocampista sarà ricordato per la sua versatilità in qualità di centrocampista difensivo, del quale è stato uno dei massimi interpreti tanto che il suo modo di approcciare al ruolo è stato definito come “The Makelele Role”.

Ora lo stile di Makelele sembra rivivere in N’Golo Kante, mediano tuttofare del Chelsea, per il quale Makelele ha speso parole di elogio, ammonendo tuttavia che lo stesso va valutato in una stagione in cui si gioca anche in Europa, e non occorre solo correre ma anche saper leggere i ritmi delle partite. Un’investitura del genere è importante, vedremo se N’Golo riuscirà a ripercorrere le orme del piccolo mediano franco – congolese e scolpire il suo nome sul cuore dei tifosi del Chelsea e della nazionale francese.

 (da unaquestionedicentimetri.it)
 

ClaudeMakelele. Un video per capire meglio chi è

Claude Makelele. Il suo “segreto”

“Per quale motivo mi considerano il giocatore più importante e vincente della storia? Numeri alla mano dicono che quando ero in campo si vinceva sempre…a dire il vero io non mi sono mai accorto di questo però se devo riguardare indietro alla mia carriera in effetti mi accorgo che si vinceva quasi sempre… credo che la mia presenza facesse star tranquilli i miei compagni perché sapevano esattamente che io ogni partita avrei dato sempre lo stesso contributo fatto di corsa, tackle, passaggi semplici ma mai sbagliati, in modo che chi giocava avanti sapeva che poteva permettersi di non rientrare ogni tanto e per quelli dietro davo la sicurezza che ad un loro eventuale errore c’ero io a risolvere la situazione….sì in effetti ero un giocatore particolarmente utile….ma come me ne bastava solo uno…gli altri era giusto che si dedicassero alla fantasia…

Un consiglio ai giovani che giocano nel mio ruolo? Quando fate le partitelle in allenamento dovete avere la stessa voglia di vincere che nelle partite importanti. Dovete essere di esempio per i vostri compagni per il sudore che ci mettete, l’impegno e l’atteggiamento sempre positivo e disponibile verso gli altri. Date sempre indicazioni positive e cercate di rincuorare i vostri compagni. Sanno anche loro quando hanno sbagliato e nel caso non se ne accorgessero certi “rimproveri” fateli nello spogliatoio e non in campo, che servono a poco. Se il vostro atteggiamento è quello di chi non si risparmia in niente nessuno vi potrà dire nulla e tutti accetteranno i vostri consigli e i vostri rimproveri. Sapete quante volte ho cacciato degli urli e ho fatto delle occhiatacce a gente del calibro di Zidane, Beckham, Raul, Henry… eppure quando parlavo io mi stavano sempre ad ascoltare… Ma per potervelo permettere ricordate di essere credibili in tutto quello che fate… in tutti gli atteggiamenti che avete. Dovete amare quello che state facendo. D’altronde correre dietro ad un pallone è la cosa più bella che c’è.

Dio è più contento se sa che i suoi figli giocano”

(Claude Makelele) 

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Obiettivo di questa serie di articoli (11 per l’esattezza) che accompagneranno i lettori del Misterone è quello di far loro conoscere le migliori particolarità di alcuni calciatori, del presente e del passato, in modo da poterne comprendere i segreti e magari applicarli sul campo…

La matematica non è un opinione

Ogni appassionato di calcio potrebbe stilare una sua personalissima TOP11 dei migliori calciatori di sempre per ogni ruolo… C’è chi in porta metterebbe uno tra Buffon o Zoff per non parlare del ragno nero Yashin, tra gli attaccanti c’è chi sceglierebbe il fenomeno Ronaldo o il cigno di Utrecht Van Basten…. Per non parlare dei dubbi di sempre: meglio Pelè o Maradona, Messi o Cristiano Ronaldo, Platini o Zico… insomma ad ognuna di queste scelte si può dire se siamo o non siamo d’accordo, ma nessuno potrebbe “dimostrare” il contrario di quello che diciamo…

Se io dico che il miglior difensore di sempre è stato Maldini, nessuno può dirmi niente… per il semplice fatto che ognuno potrebbe utilizzare a sua scelta come “metro” di giudizio la personalità, le coppe vinte, le caratteristiche fisiche, la tecnica, la fantasia, la velocità….

Lo scopo di questa TOP11 è prendere dalla “matematica” il necessario per far sì che nessuno possa obiettare con quanto diremo…. Numeri alla mano nessuno potrà essere in disaccordo con noi….

 D’altronde la matematica non è un’opinione e 2+2 fa sempre 4…

Sperando che leggendo queste righe dal blog del Misterone si possa imparare qualcosa e “carpire” al meglio i segreti di questi giocatori così “speciali”. 

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