IL CALCIATORE “PIU’ PRECISO” – La “matematica” non è un’opinione. E neanche questa TOP11 (seconda settimana)

 2 di 11 / Il calciatore “più preciso”

 In questa particolare sezione della nostra TOP11 c’è chi direbbe che il giocatore dotato di maggior precisione nei passaggi potrebbe essere uno tra Pep Guardiola o Xavi (chissà perché entrambi del Barcellona…). Ma anche Maradona o Platini di certo ne sbagliavano pochi di passaggi o di lanci…

Io personalmente potrei dire che il giocatore più preciso che ricordi è il mitico Daniele Zoratto, regista del grande Parma di Scala….credo che sbagliasse un passaggio ogni 3 partite…

E quindi chi sarà il giocatore “più preciso” di sempre?

Di sempre, ahimè, non lo possiamo dire…. È una statistica troppo complicata da poter valutare, soprattutto se andiamo indietro nel tempo.

Abbiamo quindi deciso di tenere in considerazione l’ultima annata calcistica (2017/2018) dei maggiori campionati europei…

Numeri alla mano la “matematica” ci dice che il TOP Player che merita di essere inserito nella nostra TOP11 è l’ex Napoli, ora al Chelsea, Jorginho.

PRECISO

Jorginho. Perchè proprio lui?

Su 2842 passaggi tentati ben 2539 (cioè quasi il 90%) sono andati a segno…. Nessuno in Europa ha fatto meglio di lui. E chi potrebbe obiettare che la maggior parte saranno stati passaggi ai suoi difensori rispondiamo che dei 2539 passaggi riusciti ben 1650 sono avvenuti nella metà campo avversaria.

 Jorginho. Dicono di lui

Valutarlo non è semplice: è lui ad aver reso il Napoli ciò che è oppure è il Napoli che gli ha permesso di brillare? Di certo il 4-3-3 utilizzato da Sarri, come da Mandorlini nel Verona in cui Jorginho ha esordito in A, è il modulo a lui più congeniale perché gli permette di posizionarsi tra due mezzali, garantendogli un appoggio vicino in più ed esentandolo dall’obbligo di coprire lunghe distanze (cosa che accadeva invece nel 4-2-3-1 utilizzato da Benítez). Però il “modulo amico” non è una condizione sufficiente per innestarsi al meglio in una squadra: soprattutto se si tratta del Napoli di Sarri, nonostante si possa pensare che sia facile visti i meccanismi rodati. In realtà il rischio è esattamente l’opposto, ed è doppio: non essere un direttore all’altezza di una grande orchestra sinfonica e non riuscire ad interpretare il complesso spartito ideato dal compositore. No, non è affatto facile giocare al centro del Napoli (ora del Chelsea) e, per poterlo fare, bisogna come prima cosa capirne la dinamica e sapere quale dovrà essere il prodotto finale. Serve essere un giocatore pensante, avere un interesse che va oltre la prestazione, essere predisposti allo studio della materia prima che saperla praticare.

Il secondo passo, necessario per andare oltre il banale e quindi per esaltare sia il proprio contributo che l’intera filiera produttiva, sta nell’inglobare le caratteristiche generali nel particolare, nell’io: cioè, se è vero che il gioco del Napoli è un flusso senza pause, il suo regista per funzionare dovrà essere la stessa cosa, il suo modo di stare in campo dovrà essere a sua volta un piccolo flusso continuo nel grande flusso generale. E quindi la sua corsa mai interrotta, le sue giocate mai macchinose, il suo pensiero mai lento, altrimenti un ingranaggio rallenta e comprometterà l’intero meccanismo. Se il pallone esce in ritardo dai piedi di Jorginho arriverà un attimo dopo all’Hamsik di turno, a sua volta il movimento di Insigne non verrà premiato, magari il possesso verrà perso, la sovrapposizione automatica di Ghoulam scoperchierà la squadra, Callejón dovrà impegnarsi in una corsa di ripiegamento in più, e quindi il rischio sarà quello di essere sbilanciati e colti di sorpresa in ripartenza. Jorginho funziona, nella squadra di Sarri, perché è un Napoli in miniatura, perché il suo gioco è un riflesso di quello del Napoli. Jorginho non è mai fermo, ma in moto perpetuo. E i frammenti delle sue azioni (corsa, stop, passaggio e così via) non sono distinguibili ma si mescolano fino a diventare un’unica grande sequenza dinamica, e ogni sequenza si sovrappone a quella successiva. Un flusso nel flusso, appunto. E anche in fase di non possesso, il suo posizionamento è sempre propedeutico al recupero del pallone (due intercetti a partita in media, più degli 1,3 di Allan) e la sua postura sempre “aperta” verso la successiva giocata.

 

Conor Dowley, su The Siren’s Song Napoli, ha scritto che «più dei contributi diretti, sono tutte le piccole cose che Jorginho fa ad aiutare il Napoli, cose che migliorano tutto ciò che gli ruota accanto». È un regista che non ha bisogno dell’eccesso per realizzarsi, non vive la gara in attesa e per la giocata decisiva (la sua media di passaggi chiave non è mai andata oltre gli 1,9 a partita), ma per non sbagliare nulla. Non possono quindi esistere grandi tentazioni nella sua partita, perché pensare a un assist quasi impossibile e provare ad eseguirlo non solo macchierebbe la sua prestazione personale, ma sarebbe un piccolo egoismo controproducente per il Napoli, che per sua natura ha invece bisogno di avere meno interruzioni possibili. Per tutti questi motivi, non c’è nulla di pirotecnico in Jorginho: la bellezza delle sue azioni sta nel rapporto tra la loro complessità e la semplicità con cui vengono eseguite.

(da calcio.fanpage.it)

 

Jorginho. Un video per capire meglio chi è

Jorginho. Il suo “segreto”

“Come faccio a far arrivare sempre la palla al mio compagno? Tanto allenamento… mi esercito sempre a passare la palla ai miei compagni accanto a me toccando la palla una volta o massimo due.

Mi faccio arrivare la palla in vari modi e io cerco sempre di destro e di sinistro di passarla in modo preciso… se vedo che la palla è complicata la tocco una volta spostandomela già verso il compagno a cui devo passarla…

Non sono dotato di grande lancio (non certo lanci di 50/60 metri come fanno certi miei compagni) però so che se ogni mio passaggio finisce con precisione al mio compagno, se anche lui facesse la stessa cosa potremmo arrivare in porta con la palla (ride…ndr).

A parte gli scherzi uno col mio fisico diciamo non imponente sa che deve avere la prontezza di recuperare palloni utilizzando la reattività nel breve e poi essere millimetrico e veloce nei passaggi.

Un segreto per i più giovani che giocano nel mio ruolo? Ogni tre passaggi “facili” in orizzontale o all’indietro ricordatevi di farne sempre uno in verticale di 5/10 metri…. Sono indispensabili e fanno ricevere la palla tra le linee della difesa avversaria riuscendo sempre ad essere pericolosi…se poi hai un Mertens o adesso un Hazard a ricevere questi passaggi il gioco è decisamente più facile…”

(Jorge Luiz Frello Filho detto “Jorginho”)

 

Obiettivo di questa serie di articoli (11 per l’esattezza) che accompagneranno i lettori del Misterone è quello di far loro conoscere le migliori particolarità di alcuni calciatori, del presente e del passato, in modo da poterne comprendere i segreti e magari applicarli sul campo…

La matematica non è un opinione

Ogni appassionato di calcio potrebbe stilare una sua personalissima TOP11 dei migliori calciatori di sempre per ogni ruolo… C’è chi in porta metterebbe uno tra Buffon o Zoff per non parlare del ragno nero Yashin, tra gli attaccanti c’è chi sceglierebbe il fenomeno Ronaldo o il cigno di Utrecht Van Basten…. Per non parlare dei dubbi di sempre: meglio Pelè o Maradona, Messi o Cristiano Ronaldo, Platini o Zico… insomma ad ognuna di queste scelte si può dire se siamo o non siamo d’accordo, ma nessuno potrebbe “dimostrare” il contrario di quello che diciamo…

Se io dico che il miglior difensore di sempre è stato Maldini, nessuno può dirmi niente… per il semplice fatto che ognuno potrebbe utilizzare a sua scelta come “metro” di giudizio la personalità, le coppe vinte, le caratteristiche fisiche, la tecnica, la fantasia, la velocità….

Lo scopo di questa TOP11 è prendere dalla “matematica” il necessario per far sì che nessuno possa obiettare con quanto diremo…. Numeri alla mano nessuno potrà essere in disaccordo con noi….

 D’altronde la matematica non è un’opinione e 2+2 fa sempre 4…

Sperando che leggendo queste righe dal blog del Misterone si possa imparare qualcosa e “carpire” al meglio i segreti di questi giocatori così “speciali”.

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